Geologia dei vini:
Ho giá citato in altri articoli la trasplatazione della vite sul nostro territorio, e della sua diffusione in tutta europa,grazie ai nostri avi i "Romani".Vi ho
parlato anche del ruolo svolto da parte della chiesa cristiana cattolica,a lei si deve molto, é stata fondamentale,infatti furono i monaci a salvare questa coltura,proteggendo e
rilanciando la vitecoltura dopo la caduta dell´impero romano.Poi altre cose si possono leggere su riviste specializzate, ho guardando programmi "TV" dove si possono ascoltare professori di
scienze dell´alimentazioni, nutrizionisti,agronomi,e quant´altro. Quello che secondo me manca,é l´informazione
su un ingrediente molto importante nel mondo enogastronomico.E cioé il ruolo fondamentale che ha una profonda conoscenza del propio territorio nei suoi aspetti geologici e naturalistici.Ma questo
é un mio punto di vista forse perché io sono uno che cura piú la conoscenza in termini scentifici, che gli errori di ortografia a cui sono soggetto.O forse solo perché un luogo comune vuole che i
geologi siano dei buongustai,estimatori della buona tavola.Infondo che c´é di piú bello di un incontro a tavola con una bella bistecca fumante e un bicchiere di nettare di "Bacco".dopo una
faticosa giornata passata all´aperto a fare rilievi.A parte i luoghi comuni,é bene dire che i nostri vini hanno acquistato un ruolo importante nel mondo negli ultimi anni questo a testimonianza
che si é fatto molto.Ma che manchi ancora qualcosa é inevitabile, basti pensare come la natura dei terreni assume un importanza fondamentale; Non a caso nelle lunghe certificazioni D.O.C. é
previsto una relazione geologica molto dettagliata.Questo perché oltre ai fattori climatici che sono in grado di influenzare positivamente o negativamente sul prodotto finale,sicuramente prima di
questi vi é la costituzione litologica del substrato roccioso.Perché questo influenza direttamente i caratteri organolettici del vino.Inoltre basti pensare che la cultura della vite in italia é
vecchia minimo di tremila anni,pensate che i resti fossili della vite conosciuta in letteratura scentifica con il nome vitis vinifera sono stati rinvenuti entro roccie addirittura di etá
Miocenica: Non so se mi spiego , parliamo di terreni che hanno qualcosa come 10-20 milioni di anni.Quindi abbiamo a che fare con una pianta che di ere geologiche ne a viste tante quindi si
puó tranquillamente affermare che é un intenditrice di "ere geologiche". Lo so, voi vi chiederete questo come fa ad affermare queste cose.Semplice queste nozioni che vi trasmetto sono il frutto
della mia curiositá scentifica,e di incontri a tavola con mio cognato che guarda caso é geologo, é un estimatore della buona tavola,ed é un divulgatore del suo sapere scentifico,che si rifa alla
corrente "DE CRESCENZIANA" del tipo cosí parló bella vista. In questo modo sono riuscito ad arricchire la mia smania di sapere, associandola poi ad uno dei mestieri piú belli l´arte culinaria.
devo molto a quelle serate trascorse tra uno spaghettino e una nozione scentifica.Ricordo che durante una di queste cene mi venne l´idea di avvicinarmi ai vini studiandoli da un punto di vista
geografico,e durante questo mio interessamento per questo studio ovviamente limitato allo stretto necessario, a quello che mi poteva tornare utile nel mio campo lavorativo. Scorsi con mio stupore
l´importanza della geologia nello studio del vino,e la mancanza di informazione in tale direzione: Es. La mancanza delle varie schede dei vini .
Elenco dei vitigni per regioni, glossario dei termini geologici,i vini del granito,dei vulcani,vini dei calcari,vini delle argille.Mi resi conto che mancava uno studio informativo di scienze
dell´alimentazione associato allo studio dei terreni,per poter tracciare una mappa completa del prodotto
finale.Mi sono accorto durante questo viaggio che geologia e vino sono un binomio veramente azzeccato.
Questa piccola ricerca mi ha
portato a scoprire le aree viticole italiane,e a capire l´importanza della "roccia madre". Che é in grado di influenzare notevolmente lo sviluppo e la qualitá della coltura,in virtú della sua
specifica composizione chimica. Quest´ultima determina per esempio l´aciditá o la basicitá del suolo.Due fattori che incidono notevolmente
sulle propietá organolettiche del vino.Se noi scavassimo una trincea lungo i filari di un vitigno troveremmo la seguente serie stratigrafica.Dall´alto verso il basso la serie stratigrafia si
presenterebbe in questo modo: A:) suolo,b)terreno sciolto,c)roccia madre.Il ruolo primario viene svolto sicuramente dalla roccia madre, in quanto fornisce il materiale primario per la formazione
del suolo.esistono casi in cui il subtrato roccioso viene direttamente coltivato,si tratta delle aree montane,o collinari,dove la roccia madre é praticamente affiorante.Parliamo comunque di
roccie tenere,come le "M. delle langhe",che sono piú aggredibili da parte degli agenti atmosferici.Mentre di maggiore difficoltá é sicuramente la coltivazione della vite dirattamente sui banchi
massicci calcari,o graniti. Come puó accadere per il "Vermentino di Gallura",sempre a patto che la roccia sia ricoperta da un adeguato substrato di terreno sciolto.frutto dell´alterazione del
substrato originario. Quest´ultimo cosa fa grazie ai suoi elementi chimici piú rappresentativi influenza marcatamente il gusto del vino. Ma non voglio addentrarmi oltre perché la cosa
diventerebbe molto complessa e rischierei di non capire e di non farmi capire. Quindi mi limito solo a darvi un elenco dei vitigni e a citarvi alcuni minerali che influenzano il vino grazie alle
caratteristiche territoriali.
Vediamo qualche esempio relativo alla zona caninese,con qualche riferimento anche ad altri vini italiani. Cosa bisogna sapere,
es: Una roccia calcarea,ricca in calcio conferirá al vino finezza e robustezza.É il caso dei vitigni impiantati sulla estesa placca travertinosa della piana del riminino,questi ri guarda anche il
moscato di qualitá che viene prodotto dai terreni di natura calcarenitica,anche nel caso del prosecco di conegliano valdobbiadene,il substrato é calcareo.Mentre il potassio,ricco nelle nostre
roccie vulcaniche, da uve molto zuccherine.É il caso del nostro greco di tufo,un bianco proveniente dalle pendici del vesuvio e dai rilevi collinari dell´avellinese,su affioramenti di lave
leucititiche e di tufi a granulometria grossolana.(con strati a lapilli,e pomici.)IN QUANTO FAVORISCONO UNA BUONA AREAZIONE DEL TERRENO: Non ultimo l´aglianico di vulture, che cresce
principalmente sui prodotti piroclastici dell´omonimo apparato vulcanico.Il moscato di pantelleria che cresce sulle lave basaltiche dell´omonima isola.Anche la cannaiola cresce intorno al lago di
bolsena su prodotti piroclastici.Un´ altro elemento che contribusce a dare finezza al vino é il fosforo,presente sia nelle roccie vulcaniche che in quelle sedimentarie.Dove i terreni presentano
una matrice argillosa e rossastra abbiamo una presenza ricca di ferro, quindi é possibile ottenere dei vini ad alta gradazione alcolica e ricchi di colore,questi terreni affiorano intorno alla
diga del timone,alle falde dei monti canini,sugli affioramenti conglomati poligenici del miocene,(in corrispondenza del poggio pidocchio).
Poi ci sono vitigni che crescono su terreni argilloso - sabbiosi.Ricoperti peró da un substrato di natura calcarea. É il caso del "primitivo di mandura", una buona componente argillosa la
troviamo anche sul subtrato del rinomato vino piemontese il barolo.Costituito da roccie marnosocalcaree del miocene.Brachetto d´acquí,che cresce su marne e arenarie. O il trebbiano di
romagna coltivato sulle colline di origini marine a componente argilloso-sabbioso. Anche i piú famosi toscani(tra quale il: Brunello di Montalcino,il Nobile di Montepulciano, ed il Chianti .)
Coltivati principalmente su terreni argillosi o argilloso- sabbiosa.Il rinomato Asti Spumante proviene da terreni arenacei sciolti a granulometria sabbiosa.All´opposto dei vigneti del
brunello,del nobile,e del chianti troviamo vigneti impiantati su terreni ricchi di sostanze azotate.I quali presentano un basso grado alcolico e un gusto piú grossolano.Per ultimo vi presento un
vitigno del trentino il Teroldego Rotaliano,che viene coltivato su alluvioni grossolane,provenienti da roccie calcaree e dolomitiche.Al disopra della roccia madre troviamo il "terreno sciolto"il
quale puó avere da pochi decimetri,sui versanti montuosi,a parecchi metri nelle aree di fondovalle.Comunque se il terreno sciolto é molto grossolano,si puó verificare una bassa concentrazione di
sostanze nutrienti,con la conseguente riduzione della fertilitá.Un ingrediente importante é il drenaggio, ovvero la capacitá da parte del terreno di farsi attraversare dalle acque
ruscellanti,senza che si verifichino ristagni dannosi.Morale della favola, prima di passare a una degustazione. O prima di iscriversi a dei corsi di poche ore di degustazione con la pretesa di
essere degli esperti, alla fine della serata ricordatevi questo:Per percepire davvero il gusto di quel rosso o di quel bianco, non basta un piccolo corso di poche ore o di qualche mese,ma
bisogna conoscere profondamente il propio territorio,in termini geologici per poter leggere i caratteri dei vini.
Bisogna conoscere le componenti dei
terreni per poter in modo inequivocabile dare un attestato alla qualitá, al bouquet,al colore,e al gusto.
io vi saluto dicendovi cin cin.
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